I corsi di comunicazione di UPE aiutano a essere liberi

L’ultima settimana mi è toccato di dover andare in un posto lontano da dove vivo a Bologna. Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto che può sembrare una sciocchezza, ma mi ha fatto molto riflettere; ho dovuto decidere se rinunciare ad andarci oppure se andare in questo paesino nella campagna di Parma, prendendo l’autostrada da sola e farmi guidare da un GPS, confidando che mi portasse all’indirizzo giusto.

Ho scelto la seconda ed è andato tutto bene, ho sbagliato qualche uscita di rotonda e tangenziale in quella città ma il GPS ha ricalcolato il percorso, portandomi all’indirizzo giusto.

 

Questa semplice storia mi serve da metafora per quello che sto vivendo dentro al mio percorso in UPE nel mio tutoraggio.

 

Da 4 mesi sono tutorata da 6 compagni di percorso che ringrazio infinitamente e per questo articolo, ringrazio in modo speciale Mario, con cui ho condiviso questa riflessione.
La Renata di 4 mesi fa era a “Bologna” e l’obiettivo di nuovi e sani comportamenti è “Parma”. Una strada da percorrere con consapevolezza da un punto all’altro, è diverso da “viaggiare” nel posto del passeggero in forma passiva, dove ci si “distrae” sentendo la musica, guardando il paesaggio, i colori o magari anche facendo un pisolino. Percorrere un’autostrada da A a B si fa, azione dopo azione, vigile, attenta alla velocità, ai camion, alle macchine che si superano una dopo l’altra, ai cartelli autostradali, pagando il pedaggio. Poi una volta usciti dall’autostrada c’è il traffico in città, le regole del codice stradale, le stradine strette di campagna, i sensi unici e i posti dove puoi parcheggiare.

 

La vita spesso funziona così, quando sei abituato a stare sempre nello stesso posto, con le stesse abitudini il solo pensiero di dover raggiungere un’altra situazione spaventa, può sembrare irraggiungibile facendoci rimanere nella sfera del sogno e nella frustrazione di non realizzarlo.

Come sarebbe bello se…? Ma il desiderio di raggiungere quell’obiettivo prevede mettersi in cammino, in attenzione, in azione. Perché io raggiunga la Parma che voglio devo anche pagare il pedaggio, i miei costi umani, perché lasciare abitudini viziate nel tempo, che tutto sommato conosco e danno una pseudo sicurezza, e acquisire una nuova visione della vita e atteggiamenti verso di essa, ha costi da sostenere.

 

L’attenzione al traffico e alle regole stradali mi fanno perdere la “poesia” dell’immagine che vedo passivamente dal finestrino dal posto passeggero con la quale però non posso interagire ma solo subirla.

Non conoscendo la strada, guido con un’insicurezza di fondo simile a quel pensiero negativo che, prima che mi mettessi alla guida verso Parma, mi soffiava all’orecchio che mi diceva che era meglio stare a casa perché da sola quella città era irraggiungibile… Ma in questo periodo, ho la fortuna di avere 6 GPS, con mappe molto aggiornate e affidate e sono i miei cari tutors.

Il tutoraggio mi da una direzione su mappe non condizionate dalla mia carica emotiva e ferite varie.

 

Mi rendo conto che, nonostante tutti gli aiuti, alla guida della macchina ci sono io. Sono io che do gas, che rallento, che faccio le soste oppure che a volte voglio fare di testa mia con la mia logica. Le volte che mi perdo, loro mi aiutano a tornare sulla strada e raggiungere l’obiettivo. Ma se sono testarda nel male (e i miei tutors ne sanno qualcosa), sono testarda nel bene e dico che ce la potrò fare nonostante le mie difficoltà perché lo voglio veramente.

 

Adesso direi che manca ancora un bel po’ ad arrivarci, ma sto godendo il cammino perché ogni piccolo metro che faccio sono più vicina al mio obiettivo e magari scoprirò strada facendo che Parma può essere solo una tappa del viaggio.


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